Radio Fante


Un saluto da Ugo De Leonardis, e un bellissimo ricordo di suo padre che ha combattuto sul Fronte Greco Albanese
maggio 9, 2015, 5:56 am
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Innanzitutto grazie di cuore per tutto quello che avete fatto e state facendo per mantenere vivo il ricordo del nostro amato corpo. Non immaginate l’emozione che provai, anni fa, quando navigando nel web scoprii il vostro sito, rivedere il bianco e rosso dei nostri colori,e i lupetti della spilla.

Indescrivibile …

Lessi la triste notizia della caserma ormai chiusa e abbandonata a se stessa e non mi vergogno a dire che piansi nel vedere la cerimonia della chiusura della stessa, ma grazie a voi abbiamo un punto di riferimento per avere notizie e commuoversi riguardando vecchie foto, e anche se non sono le nostre (chiuse in qualche cassetto) sono sempre bianche e rosse e in ognuna di esse c’è un pezzetto di ciascuno di noi. Recentemente poi il ritrovamento del semidistrutto monumento in Albania è stato per me un’emozione in quanto il papà nel ’39 si trovava sul fronte Greco Albanese e per poco non ci lasciò le penne per una bomba a mano che quasi gli staccò una gamba e portò con se in corpo tante piccole schegge per tutta la sua vita. Lui non era dei Lupi, mi sembra di ricordare che la sua caserma stesse a Trieste, ma scoprire che fosse stato su quelle stesse montagne mi ha fatto tornare in mente i suoi racconti e le sue storie che spesso ci raccontava nelle sere d’inverno … e come se un sottile filo ci avesse unito tra passato e futuro. Una volta scrisse lui (che aveva fatto a malapena le elementari) per me in terza media una storia sulla guerra che la professoressa di italiano giudicò il miglior racconto e lo lesse a tutta la classe … Ne fui molto orgoglioso …. e anche lui …. Dovrei averlo da qualche parte … che ricordi ragazzi . Come detto mio padre era molto legato ai ricordi dei fatti dell’Albania dove rimase ferito, e ogni volta che ne parlava gli venivano le lacrime agli occhi. Quando fu  ferito si ritrovò isolato dai suoi compagni. La gamba era malridotta e sanguinante non gli consentiva di muoversi.  Pioveva da giorni, il fango era ovunque e trascinandosi le braccia affondavano … Alla fine rimase senza forze e non poté far altro che gridare aiuto nella speranza di essere udito, ma lì vicino si combatteva e si sparava.  Per sua fortuna lo sentì un soldato, che strisciando, lo raggiunse ma da solo non riuscì a portarlo via.

Lo tirò su dal fango, lo mise al riparo e gli disse: “Non ti muovere da qui … Torno a prenderti”.  Gli rispose: “Non mi posso muovere … Se non mi prendono prigioniero e non viene a prendermi il Signore, qua ti aspetto” .

Sono parole che ho stampato nella memoria per quante volte le ho sentite e per quello che rappresentano. Quel soldato non era della sua compagnia, non lo aveva mai visto prima, non sapeva chi fosse ma lo aveva aiutato rischiando la sua di vita, ed ora ne  aspettava il ritorno … E infatti, tornò con altri due soldati e lo portarono in salvo nelle retrovie. In infermeria nei giorni seguenti chiese informazioni per rintracciare quegli uomini per ringraziarli del loro gesto, stringergli la mano, sapere il loro nome, ma nessuno seppe dargli informazioni, nemmeno i suoi superiori, e non ha mai saputo chi fossero, a chi doveva la vita, e in fondo anche la mia, chi fossero quei soldati che hanno rischiato la propria per lui.  Dopo qualche giorno fu portato a valle in un ospedale, con altri feriti sul dorso di muli a pancia in giù e mentre scendevano altri si lamentavano forse per dolore, mentre lui cantava e gli altri non capivano : “che hai da cantare … in queste condizioni…” e lui “ma non capite … torniamo a casa … Per noi la guerra è finita …” N on fu così ma per un po si … La guerra era solo all’inizio e una volta rimesso in sesto rientrò al suo reparto per altri incarichi tra cui anche uno sbarco in Libia … Se non fosse stato per quell’ uomo che sentì le sue urla sarebbe stato il terzo di quattro fratelli morti in guerra, uno carabiniere sempre in Albania, dove tuttora riposa, si tolse la vita prima di essere catturato dai tedeschi, e l’altro di cui io porto il nome, aviere sui bombardieri fu abbattuto sul canale di Sicilia e mai ritrovato riposa con i disperati di oggi. Morti entrambi a pochi giorni l’uno dall’altro.

Mi sono fatto prendere dai ricordi ripensando alle sofferenze di quei giorni di mio padre e di tutti quelli della sua età che si trovarono a rischiare la vita per dovere di patria.  L’Italia è piena di storie da raccontare. In ogni famiglia la guerra è stata presente in un modo o in un altro.

Mi ricordo che mio padre venne con gioia al giuramento ad Arezzo, e poi durante il mio anno alla Gonzaga, io gli raccontavo fiero ciò che facevamo, i campi, le marce, le guardie … e lui per scherzare mi prendeva in giro : “quello che stai facendo tu è una passeggiata in  confronto …”  poi in seguito ho capito cosa voleva intendere.

Un saluto da Ugo.

E noi tutti ti diciamo grazie per le tue belle parole e per il ricordo di tuo padre.

Lupi…….


1 commento so far
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Bellissimo questo triste episodio di guerra capitato a tuo padre Ugo.Mi ha molto commosso, anche perchè anche io ho sentito racconti simili da parte dei miei nonni (paterni e materni, un fratello di mio nonno è morto in Grecia sotto un bombardamento tedesco dopo l’armistizio). Il gesto fatto dai commilitoni di tuo padre dimostra che tra di loro cera un forte legame. Il famoso spirito di corpo. Come quello che è rimasto tra di noi. Ciao Ugo.

Commento di Luigi




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