Radio Fante


2 giugno 2013 : Festa della Repubblica a Firenze
giugno 5, 2013, 5:03 pm
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2013_06_02 Festa Repubblica a Firenze Luciano Daniele



Paoli Sergio : fotografie 1966 1967
marzo 10, 2013, 5:28 pm
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Sergio Paoli ci manda una serie di fotografie della sua esperienza al 78° Lupi di Toscana.

 Partono dall’arrivo ai LUPI,nel dicembre 1966 fino al congedo ottobre 1967. Durante la Scuola ACS portava le mostrine dei Carristi, visto che era capocarro. Da Lupo Carrista, con il grado di Sergente fu aggregato al 19° Battaglione Corazzato nel costituendo plotone semoventi (aprile 1966). Il suo diretto superiore era il Tenente Gasperini comandante del plotone.



Da un Lupo dell’ 8° 88
marzo 10, 2013, 1:38 pm
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3 polveriere a Grosseto. Campi: Francavilla, Carpegna, e varie esercitazioni in giro per la Toscana come ad esempio lo scontro para’ Siena contro Lupi. Allarmi con false partenze. Salti dagli elicotteriCH. Tavolata di Firenze. 30 curve cucina (da campo perché in caserma  stavano facendo la cucina nuova, e per lavare le pentole, si usava solo retine di ferro e acqua senza sapone!).  A 6 mesi ancora si marciava di brutto. 28 guardie. Circa 2 mesi NCC. Fino a 10 mesi facevamo il contrappello in verde sul riposo formale alto. Poi cambio del colonnello e cambio delle regole.Infatti proprio per questo mi beccai 7 di rigore per atto di nonnismo MA SOTTOLINEO LEALE IN FACCIA da vero Lupo, che scontai a casa grazie al Ten. Roccia … Grande!! Aveva capito quanto ne avevamo tutti sofferto inoltre lui aveva ben presente tutte le coppe e i premi che avevamo fatto vincere al battaglione….Insomma eravamo meritevoli ed giustamente incazzati..infatti io rosicai del fatto che i nuovi arrivati gli fecero fare il contrappello tuta e subito a letto …magari queste cose le ricordi essendo del 89 mentre a noi fino a 7 mesi ancora ci cercavano la polvere sotto le gambe delle brande….o magari ci tiravano i gradi nella stanza oppure ci venivano alle spalle e ci punivano perché non c’eravamo messi sull’attenti ….oppure i primi 7 mesi mentre lavavamo i pavimenti BIANCHI, E SOTTOLINEO BIANCHI, della compagnia ci passavano con gli anfibi sporchi di fango perché dietro la compagnia,ancora non era tutto asfaltato …per questi futili motivi mi beccai pure tra i 40 e i 60 giorni di consegna …Pero’ anche quante soddisfazioni !!  Quando andavamo in giro con la mimetica chiazzata tipo Desert Storm americana eravamo unici!  E come ci guardavano … Facevamo paura!! Insomma ragazzi fino all ‘ 88 la dentro non si scherzava tra addestramento, disciplina e nonnismo legalizzato. Poi verso, mi sembra settembre 1989, cambio del colonnello e molti altri cambiamenti…anzi cambio quasi tutto ..tranne credo l’addestramento … Io a novembre 89 me ne andai.. Comunque mi sono tolto belle soddisfazioni….un’ esperienza indimenticabile… W I LUPI sempre e comunque…Avrei potuto raccontare cose belle di scontri e altro troppo ma sarebbe stato troppo facile … Chi come me e prima di me sa che ai Lupi era così. Pensate solo che arrivavano solo 3 scaglioni l’anno!  Non ti passava mai .. Era possibile che montavi di guardia anche una settimana prima del congedo o anche due giorni prima… La parola nonno esisteva da 10 11 mesi in poi a 8 / 9 mesi ne facevi ancora di botti!!! Ah ah ah EPPURE QUANDO HO FINITO HO PIANTO..e quando ho saputo della chiusura della nostra caserma sono rimasto malissimo ..,.
Comunque LUPI eravamo e LUPI saremo per sempre ….
W I LUPI !! 8/88 gli ultimi della vecchia guardia !



Lupi sempre e ovunque: Sergio Paoli ad Albinia (Gr)

Fedele al nostro motto, “Onora i caduti operando per i vivi”, il Serg. Sergio Paoli, Lupo, socio dell’Associazione e volontario dal 1966 nella Misericordia, ha partecipato  agli aiuti nelle zone di Albinia (nel post alluvione del 2012) portando l’onorata spilla dei LUPI, al suo posto, sotto la striscia nera portanome. Un esempio da seguire !!

2012_10 Paoli Sergio ad Albinia alluvione

Nuova foto durante un corso di aggiornamento presso i Vigili del Fuoco a Prato, con i Lupetti sempre al loro posto.

PAoli Sergio con lupetti corso antincendio a Prato



Fotografie del II° Battaglione “Lupi di Toscana” di stanza a Pistoia

Pubblichiamo con piacere alcune fotografie del II° Battaglione del 78° Reggimento Lupi di Toscana di stanza alla Caserma Marini di Pistoia a cavallo degli anni settanta.

Ringraziamo Antonio Stoppelli e il nucleo di Lupi di Roma che hanno condiviso con noi queste immagini.



Da un Amico dei Lupi
ottobre 22, 2012, 4:47 pm
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Buon giorno,

Mi chiamo Filippo Mosti e da poco ho scoperto il Vostro sito e visto il mio particolare attaccamento ai “Lupi” ho deciso di scrivervi ciò che per me hanno significato.

Premetto subito che non ho svolto il servizio di leva presso il 78°, ma abitandovi molto vicino ed avendo avuto sempre una passione innata per la vita militare, ho avuto molto presto l’occasione di entrare precocemente in contatto con questa.
Infatti da bambino, avevo cinque anni, mio babbo mi portò a visitare la caserma dei “Lupi” in occasione della festività del IV Novembre; da quel giorno ogni anno ho atteso quella data come si aspetta il Natale!E quanto tempo ho passato a salire e scendere dall’M47, dall’M113  e da ogni altro mezzo presente!Nelle sere d’estate dalle finestre aperte di casa mia entrava il suono della ritirata e l’ululare dei lupi e l’Io bambino desiderava essere li…
Per non parlare del ricordo del sapore della cioccolata calda fatta nella cucina da campo e offerta ai bambini senza limitazione insieme alle gallette (della ditta CRICH!) e che mi portavo a casa nella loro bella e per me affascinante confezione verde oliva… e quel sapore sarebbe tornato a me nella sua realtà, anni dopo, quando fui chiamato alle armi.Quando questa giunse mi portò ad Arezzo presso il 225° (2°scaglione 1995) e successivamente a Firenze, ma haimè non alla Gonzaga, bensì all’IGM dove dopo aver coseguito le patenti militari restai in forza per un mese circa.Successivamente,su mia richiesta venni trasferito al 27° Groppo Sqd. AV.ES. “Mercurio” sempre a Firenze, vista la mia passione per il volo; di fonte a questa mia richiesta il Com.te del Reparto Comando IGM, mi guardò un po’ strano dicendomi che dove andavo avrei svolto tutti i servizi di guardia e di caserma, cosa da cui in qualità di conduttore automezzi ero praticamente sollevato e che all’IGM sarei stato meglio; ma io non cambiai idea e lui facendo spallucce acconsentì al mio trasferimento.E qui la mia storia si riallaccia ai Lupi a distanza di anni dalla mia fanciullezza, perchè nella caserma presso l’aeroporto di Peretola non c’erano posti branda sufficienti per tutti i militari di leva e quindi una parte di noi,me compreso, presero alloggio proprio alla caserma Gonzaga!
Fu come tornare indietro nel tempo: ritrovai la “mia” caserma, i “miei” lupi nella loro gabbia, insomma fu come aver coronato il sogno da bambino!
Ma per mia sfortuna di li a poco le cose erano destinate a cambiare visto che i il 78° era in via di dismissione; e così successe: fu sciolto il 78°, se ne andarono i lupi  e la loro gabbia rimase per me malinconicamente vuota.Rimase solo la caserma che i nuovi “inquilini” della Folgore ci fecero girare per intero con gli armadietti sulle spalle perchè man mano che prendevano possesso della struttura, noi del 27° eravami costretti  a traslocare il posto branda; così ebbi modo di fare una cosa che forse nessun “Lupo” ha mai fatto: quella di avere il posto branda e di dormire in tutte le palazzine della caserma, I,II,III Compagnai, CCS, plotone mortai e armi di sostegno.Se la memoria non mi inganna…
Oggi,con i Lupi sciolti definitivamente e con la Gonzaga abbandonata a se stessa, io che ci passo davanti ogni giorno, non posso fare a meno di girarmi per guardarne l’ingresso ormai vuoto senza il Tricolore issato e ripensare a tutti i giorni passati in cui tutto era diverso e vivo;ogni volta che vi volgo lo sguardo sono sempre un po’ più triste,come un bambino con un sogno svanito…
Filippo Mosti


23/06/2012 Le spoglie del mitragliere Abramo Mattei tornano dal fronte russo

Una piccola delegazione dell’Associazione Lupi di Toscana di Firenze ha partecipato alla cerimonia del ritorno al paese di origine, Fossato (Comune di Cantagallo), dei resti mortali di Abramo Mattei, morto in Russia durante la seconda guerra mondiale.
Abramo era un fante mitragliere del Corpo di Spedizione Italiano in Russia.
La toccante cerimonia è stata organizzata dal Sig. Silvio Benelli, da alcuni amici, con l’aiuto del Gruppo Alpini di Montemurlo.
Grande la partecipazione degli abitanti di Fossato. Significativa e commossa la presenza di tutti i parenti di Abramo.
Alla cerimonia erano inoltre presenti:
-il Vessillo della Sezione Firenze dell’Ass. Naz.le Alpini;
– i gagliardetti dei Gruppi Alpini di Prato, Vaiano, Vernio, Montecatini,Montale, Montemurlo, Montese (MO);
– i Labari dei Bersaglieri Val Bisenzio e di Prato;
– l’ UNUCI di Prato;
– I Combattenti e Reduci di Montale;
– I Decorati di Montale;
– Gli Invalidi di Guerra di Montale;
– Rappresentanza dei Lupi di Toscana di Firenze.

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LA chiesa di Fossato (Comune di Cantagallo)

La teca con le spoglie di Abramo Mattei, Mitragliere in Russia.

Segue la ricostruzione della vita di Abramo Mattei così come è stata letta durante la cerimonia.

Siamo qui stamani per la Cerimonia  Commemorativa in ricordo di  un nostro soldato: Abramo Mattei

Le spoglie di Abramo sono ora nella Chiesta dove, 99 anni fa, venne battezzato; potranno poi finalmente riposare in questa sua terra natale che lo vide nascere il 20 giugno del 1913.

La sua gioventù trascorse a Fossato come quella di tanti suoi coetanei, facendo il duro lavoro del bracciante, lavorando nei dintorni del paese durante i mesi estivi e trasferendosi, nell’inverno, in Maremma o in Sardegna, per il taglio dei boschi.

Poco più che ventenne, nell’aprile del 1934, venne chiamato alle armi per il servizio di leva; congedato una prima volta nell’agosto dello stesso anno, venne nuovamente richiamato per istruzione nel maggio del 1935 e poi ancora nell’agosto del 1939; entrambe le volte venne congedato alcuni mesi dopo.

Il 25 novembre 1940,- la guerra era scoppiata il 10 giugno precedente,- ricevette nuovamente la cartolina precetto per presentarsi ad Ascoli Piceno al deposito del 49°Reggimento fanteria per essere poi assegnato al 104° battaglione mitraglieri. di Corpo d’Armata

Dopo la costituzione del Corpo di Spedizione Italiano in Russia  (C.S.I.R.), il reparto di Abramo entrò a far parte del medesimo, ed il 26 luglio 1941, a bordo di uno degli oltre  200 treni che furono necessari per trasportare i 62000 soldati del Corpo di Spedizione, partì verso il previsto luogo di radunata che si trovava in Romania, da dove poi avrebbe proseguito verso il fronte.

Durante l’avanzata verso oriente, attraverso le sterminate pianure dell’Ucraina, il Battaglione mitraglieri, dipendendo direttamente dal Comando del Corpo di Spedizione,  venne impiegato in decine di battaglie in appoggio ai vari reparti che necessitavano dell’intervento di questo btg specializzato per avere ragione della tenace resistenza nemica.

Nei primi giorni d’agosto del 1942, dopo oltre un anno di incessanti battaglie e centinaia e centinaia di chilometri percorsi quasi sempre a piedi, il  Corpo di Spedizione Italiano in Russia giunse infine sulla riva destra del fiume Don, che i sovietici avevano dovuto abbandonare sotto l’incalzare delle armate tedesche, – che più a sud, – dopo aver superato il grande fiume, stavano  avanzando verso Stalingrado.

Ben presto i sovietici, proprio nel tratto presidiato dagli Italiani, tentarono una controffensiva e già il 20 di agosto, con imponenti forze riattraversarono il Don.

Questo attacco mise in seria difficoltà le nostre difese; il complesso delle operazioni che ne seguì, viene comunemente chiamata la prima battaglia difensiva del Don.

Proprio la 2°  compagnia del Battaglione mitraglieri, della quale faceva parte Abramo, viene citata nella relazione ufficiale della divisione Sforzesca (una delle nostre 10 divisioni allora in Russia) perché combatté valorosamente, contribuendo a contenere l’impeto dei sovietici, e costringendoli, dopo alcuni giorni,  a riattraversare il Don.

Nel restante periodo estivo e nel primo autunno, continuarono gli scontri di pattuglie lungo il grande fiume, e almeno nel settore italiano, non si ebbero grandi battaglie fra i due contrapposti eserciti.

In questo periodo Abramo era in attesa di una meritata licenza e soprattutto dell’agognato ritorno a casa viste, le promesse che i suoi comandanti  gli facevano da tempo.

L’avvicendamento era fortemente sperato perchè il comando dell’ARMIR (Armata Italiana in Russia, come si chiamavano ora le Truppe italiane, dopo l’arrivo degli Alpini e di altre Unità di rinforzo) aveva disposto che il ricambio dei reparti avesse inizio già dall’8 ottobre 1942 e doveva interessare  tutti coloro che erano in Russia prima del 31dicembre.1941.

Abramo vi sarebbe quindi rientrato ampiamente.

Ma già dalla prima metà del novembre 1942 i sovietici erano riusciti a sfondare il tratto di fronte tenuto dai Romeni, che si trovava proprio a sud di quello presidiato dagli Italiani; –  di conseguenza le nostre truppe dovettero far fronte anche agli attacchi provenienti dal lato destro del loro schieramento che era pertanto ormai sguarnito.

All’alba dell’11 dicembre i sovietici, dettero inizio alla controffensiva generale ed  utilizzando la spessa coltre di ghiaccio che aveva ricoperto il fiume, attraversarono in forze il Don nel tratto tenuto dagli Italiani; – una massa enorme di carri armati, di cannoni e lanciarazzi multipli ( i temibili Katiuscia) investirono le posizioni italiane costringendo le nostre formazioni a ripiegare per evitare di esser accerchiate .

Le quattro compagnie del nostro battaglione mitraglieri vennero utilizzate in aiuto dei vari reparti, dove più immediato era il pericolo; alcune vennero inviate in aiuto alla divisione Celere il cui comando si trova quasi accerchiato in località Menchow

La compagnia di Abramo, la 2° venne mandata in appoggio ad un reggimento della divisione Sforzesca che aveva ricevuto l’ordine, nientemeno, che di tornare verso il Don; questo forse per tentare una manovra diversiva di alleggerimento

Questa formazione venne però attaccata violentemente prima dalle colonne corazzate sovietiche e poi circondata da soverchianti forze di fanteria.

Fu allora che questi nostri gloriosi veterani del Corpo di Spedizione Italiano in Russia, dopo aver esaurito le munizioni, vista vana ogni resistenza, dovettero deporre le armi.

Era il 20 dicembre 1942 ,la località si chiamava Kamenka , cittadina a circa 50 km ad occidente del fiume Don.

Abramo, insieme ai suoi commilitoni, venne avviato verso il campo di concentramento di TIOMNIKOV, oggi Repubblica di Mordovija, , nella Federazione Russa, -, ad oriente di Mosca, circa 700 Km a nord del luogo ove venne preso prigioniero.

Le condizioni di vita nel campo di concentramento erano certamente ben al di sotto di quelle previste dalle convenzioni internazionali sul trattamento dei prigionieri di guerra,  e là a Tiomnikov il 30 gennaio 1943 ebbe termine la vita terrena di Abramo.

La famiglia, senza più sue lettere già dai primi giorni di dicembre, tramite il Parroco si rivolse alla Diocesi che interessò la Segreteria dei Stato di Sua Santità per avere sue notizie; purtroppo malgrado l’avvenuto interessamento (la Santa Sede faceva ricorso a canali umanitari) , nessuna informazione giunse più ai suoi cari.

Le sue spoglie, recuperate dal Commissariato per le Onoranze ai Caduti in Guerra nei pressi del campo di concentramento di Tiomnikov, sono finalmente tornate a casa, qui nella sua terra, dove potranno riposare per sempre .

Dal cielo degli eroi dove ora si trova, chiediamo ad Abramo di pregare con noi Dio Onnipotente perché voglia  concederci un mondo migliore.

 Grazie Abramo!

L’Associazione Lupi di Toscana è presente.




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