Radio Fante


Alluvione del ’66: La testimonianza del Caporale Emilio Cozzi.
Luglio 12, 2009, 4:34 pm
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Vorrei raccontare alcuni episodi vissuti nel contesto della mia permanenza ai “Lupi di Toscana” durante l’alluvione di Firenze, almeno cercherò di farlo nel migliore dei modi, conciso e chiaro.

Prima di iniziare, vorrei fare una premessa che ritengo doverosa verso i miei compagni di percorso: durante l’alluvione, noi militari siamo stati comandati a svolgere azioni di sgombero del fango, pulizie nelle cantine ed aiuti di vario genere tra cui, anche funzione di polizia urbana, ma posso testimoniare che tutti, e ribadisco tutti, si sono comportati con spirito di abnegazione verso la popolazione e la città di Firenze, come, e non di meno, dei volontari accorsi da tutto il mondo. Questo lo ribadisco con l’ orgoglio di essere stato, e di essere, un Lupo di Toscana, come i miei compagni.

Il primo episodio che vado a raccontare, risale ai primi giorni dall’alluvione. L’acqua era rientrata e si cominciava a pulire le strade dal fango, le abitazioni ed gli scantinati. Purtroppo alla sera, non essendo riattivata la corrente elettrica, in alcune zone, la città rimaneva al buio, quindi con la possibilità dello “sciacallaggio”. Con alcuni miei compagni ero stato destinato a svolgere questo compito: bloccare e prevenire, con controlli, questo crimine. Una sera venimmo avvicinati da una signora che teneva per mano una bimba di circa otto, dieci anni. Alla richiesta di dove fosse diretta, mi rispose con una domanda :“ dove posso trovare del cibo per mia figlia e per me ?” Rimasi basito a quella richiesta. Non ero preparato. Con i miei colleghi cercammo di farle capire che a quella ora era impossibile, ma che all’indomani poteva recarsi presso i centri di accoglienza. Sul volto della signora scese un’ombra di tristezza, ci disse che non era per lei che si preoccupava ma per la figlia. Non aveva nulla da darle da mangiare quella sera. Ci siamo guardati, e come ad un comando, non impartito a voce, ma dal cuore offrimmo la nostra razione di cibo che ci era stata consegnata in caserma. Ricordo che rimanemmo in silenzio per quasi tutto il periodo del servizio. Li, credo che abbiamo incominciato a capire la tragedia che la città e noi stavamo vivendo.

Il secondo episodio riguarda “la vita di caserma”.
Il fatto si svolge a pochi giorni dal primo. Vengo convocato da un capitano del comando, il quale mi chiede se da civile lavoravo nell’ambito automobilistico. Alla mia conferma mi invita a recarmi a casa sua per verificare la condizione della sua vettura alluvionata. Con due commilitoni mi recai presso la sua abitazione. La moglie mi consegnò le chiavi, scesi in cortile a verificai i danni subiti dall’auto,”una Fiat Bianchina”. Il motore era tutto ricoperto di fango. Gli interni erano nelle stesse condizioni del motore. A quel punto decido che la prima cosa da fare sarebbe stata la pulizia di tutta la macchina. Dopo avere deciso come procedere, chiesi ad un signore, che da un po’ di tempo ci stava osservando, dove avremmo potuto trovare dell’acqua. Vi lascio immaginare gli impropri che uscirono dalla bocca di quella persona. Con pazienza, dopo averlo portato alla calma chiesi il motivo di quella sfuriata. La motivazione era che l’acqua non doveva essere sprecata, perchè veniva fornita con delle cisterna e quindi razionata. Ovviamente, richiusi la vettura e riconsegnai le chiavi. Rientrai in caserma e spiegai il tutto all’ufficiale, il quale “molto comprensivo” mi congedò ringraziandomi ugualmente per quello che avevamo fatto.

Il terzo episodio riguarda la laboriosità e la simpatia di una signora di cui non ricordo il nome, ma credo fosse la proprietaria del bar che si trovava all’angolo tra via dei Calzaioli e via Porta Rossa e del suo aiutante un ragazzo molto giovane.
Dopo che il fango era stato rimosso dalle vie della città, occorreva ripristinare la circolazione stradale, poiché con l’alluvione era stata stravolta. La consegna quindi era “il ripristino di essa” e in particolare far rispettare il divieto di accesso a Piazza Della Signoria direttamente da via Calzatoli. Svolgevo il servizio in coppia con un commilitone di un altro reggimento di cui non ho ricordo. Dal primo giorno, a turno ci recavamo al bar a prenderci un caffé corretto per scaldarci dal freddo intenso, offerto gentilmente dalla signora, la quale serviva sia noi che gli altri avventori del momento, con un sorriso ed una battuta scherzosa che non mancava mai. L’aiutante a sua volta, si dava da fare per togliere il fango e l’acqua dallo scantinato. Una sera, durante il servizio che ho descritto, rinvenimmo una borsetta da donna al lato del marciapiede. Controllammo il contenuto e all’interno c’èra un portafoglio con una certa somma di denaro, documenti vari e un paio di orecchini d’oro bianco con brillanti. Decidemmo di lasciarlo in consegna alla signora del bar per tutto il periodo del servizio per poi consegnarlo all’ufficiale da cui dipendevamo. Dopo un’ora circa, si accosta una vettura e ne scende una ragazza“carina”. Chiede se avevamo rinvenuto una borsetta, descrivendola nei minimi particolari. Constatando la veridicità delle sue affermazioni, la corrispondenza con i documenti , e verificando che non mancasse nulla, la consegno alla proprietaria la quale senza proferire parole di ringraziamento, salì in macchina e si allontanò. Io e il collega ci siamo guardati in faccia facendoci una risata, ma contenti di avere fatto il nostro dovere. Alla fine del servizio, l’ufficiale responsabile, chiese se vi erano novità da segnalare. Raccontammo dell’accaduto sopra citato, raccomandando di non fare menzione nel suo rapporto. Dopo circa una settimana dall’accaduto, venivo convocato dal capitano comandante della mia compagnia. Ricordo che entrando nell’atrio di fronte alla bacheca dei servizi erano raggruppati dei commilitoni che vedendomi, si complimentarono per il mio gesto. La vicenda era menzionata nel rapporto del giorno della compagnia. Il capitano, entrando nel suo ufficio fece altrettanto, portandomi anche quelli del generale comandante della regione Tosco Emiliana con l’aggiunta di una somma in danaro. Rimasi colpito da un riconoscimento del genere, ritenendo di avere fatto solo il mio dovere come cittadino e come appartenente ai Lupi di Toscana.

Con umiltà, ma con la speranza di avere contribuito ad una piccolissima parte a dare lustro al ricordo di quei compagni di percorso che diedero e fecero molto di più, mando un saluto a tutti i Lupi di Toscana
dal caporale Emilio Cozzi.

Per sempre Lupi!!!



Nuove foto
Maggio 16, 2009, 7:23 am
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Ringraziamo Rosario Mingrone che ci ha inviato due foto della sfilata del 1986 a Roma.

 

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Nuove foto del Cimitero dei Falciani
Maggio 9, 2009, 4:25 am
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Riceviamo da Luca

Mentre ero stato in vari “luoghi della memoria americani ed inglesi”in Normandia ed Olanda, non ero mai stato  in quello “dietro l’angolo” a Firenze.
Luogo di grande suggestione e testimonianza del prezzo pagato dagli alleati per la “liberazione ” del nostro paese.

(per ingrandire cliccare sull’immagine)

Grazie Luca



Un bel ricordo.
Marzo 27, 2009, 4:53 am
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SPETT/ LE 

ASSOCIAZIONE  “ LUPI di TOSCANA “

 di FIRENZE

 

Ho l’orgoglio di avere fatto parte del 78° “ Lupi di Toscana ”, prima a Firenze e poi nel 2° battaglione di Livorno. Il periodo della mia ferma, non avevo ancora compiuto venti anni, è stato Ottobre ’66 Dicembre ’67. Mi trovavo con qualche anno di ritardo negli studi e non avevo voluto richiedere il rinvio, preferivo sbrigare la pratica nella maniera più veloce possibile. Forse per questo motivo e per non aver mai avuto alcun’avversione nei confronti di ciò che è militare, ho trascorso un periodo quasi spensierato. Durante il periodo critico dell’alluvione  di Firenze la “Casa” era la mitica “ Caserma Gonzaga “. Successivamente a far data dal 25/11/’66 la mia nuova “ Casa “, fino al termine, è stata la “ Caserma Pisacane “ di Livorno.  La disciplina non mi aveva creato alcun problema, poche consegne, sicuramente meno di venti giorni, l’ultima con abbuono per la ricor-   renza del 4/11/’67 e mai CPR. Il mio incarico era il 18/A, la Compagnia era la Mortai, coman-   data dal Ten. Loiacono. Essendo, però, un Allievo Autista ero stato aggregato alla Compagnia Comando il cui Comandante era il Cap. Donnini, mi pare. Ricordo la prima punizione di consegna, avuta dal M.llo Vaccarella, per avere mal fatto il “cubo” ma anche per avergli risposto. Cominciavo a imparare la lezione. La seconda consegna, in gruppo,  per aver fatto un “ gavettone “ e la terza fine ottobre ’67, quasi al termine del servizio militare, perché dovendo svolgere la mansione di piantone notturno non avevo svegliato gli autisti che dovevano recarsi a Carrara per un trasporto, mi ero addormentato.

Il mio Comandante in AutoSezione era il Ten . Baldacci, non guidavo e avevo avuto l’incarico di redigere i fogli di marcia. Avevo imparato ad imitare, talmente bene, la sua firma che con una leggera modifica, da allora, è diventata la mia. Ancora oggi, a distanza di 42 anni, mi commuovo nel vedere le immagini del ’66. Mi rivedo piantone alla mia camerata il 4/11/1966. Rivedo il fango di Borgo de’ Greci, il fango ed i libri della Biblioteca  Nazionale, le derrate alimentari, andate a male, nei Magazzini Generali, gli animali gonfi per l’acqua  e le pelli conciate di San Mauro a Signa. Ripenso: agli sgombero poligono nei pressi di Bolgheri, la tenuta S.Guido, o nei dintorno di Livorno; alla Scuola Guida  all’Ardenza o nel centro di Livorno.

Sono convinto che, inconsciamente, gli avvenimenti di quel periodo mi abbiano segnato. Fino a

quel momento non mi ero mai trovato nella situazione di dover constatare quale forza distruttiva potesse avere la natura. Noi siamo annoverati tra gli Angeli del Fango? Vi garantisco che ne ho visto e mi sono anche impantanato.

Per questo motivo, negli anni successivi al congedo e quando mi si è presentata l’occasione, ho raccontato di essere stato nei “ Lupi “. Ho ripercorso i racconti di mio Padre di quand’era nel 1° squadrone del Reg.to Nizza Cavalleria, durante la 2.a Guerra mondiale, comandato dall’allora Capitano Ugo Centofanti poi diventato Generale.

Il racconto delle mie esperienze le ho fatte a mio Padre, agli amici, ai miei compagni di Studi, dopo il congedo avevo ripreso a studiare,  e successivamente a mio Figlio. Escluso il Genitore gli altri non credevano che in un così breve lasso di tempo mi fosse accaduto quanto andavo illustrando. Ripensandoci, però, anch’io avevo queste remore per i racconti degli altri.

Oltre a svolgere professionalmente il ruolo di Docente, prossimo alla pensione, sono stato anche Arbitro di Pallavolo nei ruoli nazionali, fino alla serie A. Durante queste “ trasferte “ ho avuto la possibilità di rivisitare moltissime volte la Toscana  comprese Firenze, Scandicci e Livorno. A Santa Croce sull’Arno esiste una Società Sportiva di Pallavolo chiamata “ Lupi “. Sono combattivi, aggressivi e mai domi. Mi sono sempre identificato in loro. Dal 1966 fino ad oggi non si è verificata nessuna situazione che sia riuscita a recidere il cordone ombelicale che mi unisce a Firenze.

E’ accaduto, potrebbe sembrare strano, che durante un viaggio di istruzione, con le scolaresche, per andare in “Continente”, come diciamo in Sardegna, abbia avuto l’opportunità di incontrare altri “Lupi”.

L’avvenimento è capitato durante l’attraversata tra Cagliari e Civitavecchia, aprile-maggio 1995. Sulla motonave erano stati imbarcati molti militari, tra questi avevo notato un plotone che indossava la mimetica, che rientravano dall’aver svolto l’addestramento nel Poligono di Capo Teulada, conosco la zona perché ho insegnato a Teulada, 62 km da Iglesias. Il plotone era comandato da un S.Ten. che indossava la “diagonale”  con le “mie” mostrine e con il distintivo dei “miei Lupi”. Ho seguito le loro mosse e quando sono saliti sul ponte sono salito assieme alle colleghe e agli alunni. Sono riuscito ad “attaccare bottone” con l’Ufficiale presentandomi come ex Lupo e presentandolo a mia volta alle colleghe. Abbiamo chiacchierato per qualche tempo. Mi pare mi avesse detto che la settimana successiva sarebbero dovuti partire per i “ Vespri siciliani “. D’incanto, anche se per un periodo di tempo molto breve ero rientrato nel “Branco”.

Dopo alcuni anni la mia Scuola aveva organizzato un viaggio di istruzione per visitare il Castello di Sanluri, in Sardegna. Il proprietario del maniero è il Conte Alberto Villasanta. Ne castello esistono diverse sale. Il Conte, che ci faceva da guida, ci condusse anche in una sala riservata al Museo Risorgimentale, dalle Guerre di Indipendenza alla 1.a Guerra Mondiale.

In una delle teche vidi, in bella mostra tra altre, delle mostrine e mi venne spontaneo mormorare: ma queste sono le mostrine del mio Reg.to”.

Il Conte che era al mio fianco disse: Lupi di Toscana?. Risposi: si, come ha fatto a riconoscermi?

Il Conte sorridendo: professore, all’odore.

In quel frangente mi raccontò che al termine della 2.a Guerra Mondiale, ma non ricordo quale grado da Ufficiale ricoprisse, si era prodigato per la ricostituzione del Reggimento.

Mi viene spontaneo pensare che i “Lupi” potrebbero essere come l’Araba Fenice che era risorta dalle proprie ceneri dopo la morte. Questo ultimo fatto l’avevo quasi cancellato ma avendo letto che il Reggimento era stato sciolto i miei neuroni hanno ripreso a lavorare anche se con fatica.

 

                                                            Un caro saluto,

 

                                                          Renzo INCONIS

 

  Lupi!!

 

Iglesias 24/03/2009

 

Grazie Renzo di averci inviato questi tuoi ricordi. 



Foto di vita militare (di Daniele)
Gennaio 31, 2009, 8:05 am
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Ringraziamo Daniele per queste immagini e documenti della sua vita militare.

Clicca Foto di Daniele

 (ci vuole un po’ a caricarlo sono molte foto)